Secondo Amore
“Dovrebbe essere tanto semplice: due persone che si amano desiderano sposarsi. Perché diventa difficile tutto ad un tratto?” (Cary Scott).
Siamo in una piccola città di provincia americana, negli anni ’50.
Lei: Cary Scott (Jane Wyman), ricca e matura vedova con due figli grandi che studiano fuori, molto carina e giovanile; e tuttavia ‘reclusa’, come si aspettano sia la comunità, sia i suoi figli, sia i suoi ‘amici’ dell’alta società, nel ruolo di vedova che può rispettare la memoria del defunto marito solo facendo vita ritiratissima secondo le rigide convenienze, o al più risposandosi con qualche vecchio riccone simile all’ex marito (cosa di cui lei non ha alcuna voglia).
Lui: Ron Kirby (Rock Hudson), bello, giovane, proletario, figlio del vecchio giardiniere di lei, e dedito alla coltura di alberi in vivaio; uomo schietto e sincero, di poche parole, che ama vivere sui monti, lontano da quella ipocrita società piena di vizi ma schiava delle convenzioni, e soprattutto tanto diverso dagli “amici” di Cary, quei “pilastri della comunità” tanto perbenisti, che si sollazzano fra alcool (gli uomini) e feroci pettegolezzi (le donne) al Country Club per passare le serate.

Lei e Lui, a dispetto della non piccola differenza d’età, si innamorano pressoché a prima vista, sinceramente e reciprocamente, infatti sono due anime candide, ingenue e pure, malinconiche e sole, semplicemente alla ricerca della felicità.
E’ ovvio che non può essere semplice: è ovvio che Cary e Ron, pur innocenti e gentili, ‘rei’ di un amore pudico di cui non hanno nulla di cui vergognarsi, desiderosi di sposarsi, avranno tutti contro.
Ed è vero che Cary è una donna matura con un’anima ancora da adolescente che sogna l’amore vero, ma è anche troppo abituata a tenere alle convenzioni, alla facciata, ha troppa paura del giudizio altrui, e soprattutto ama immensamente quei due mostri dei suoi figli, che sono certo il suo punto più debole, dato che lei è sempre vissuta per loro.
Ron invece è integro e fiero di essere così com’è, la perfetta incarnazione della ‘ricetta’ di Henry D. Thoreau (un cui brano viene appunto citato nel film): “La massa degli uomini conduce una vita di silenziosa disperazione…Perché abbiamo così disperata fretta di riuscire? Se un uomo non tiene il passo coi suoi compagni, forse è perché ascolta un altro tamburo. Lasciate che marci alla musica che sente, qualunque ne sia il ritmo”.
Lui è appunto uno che marcia secondo il proprio ritmo, senza fretta, seguendo i propri valori: “padrone di sé stesso”, come dice.
La gente intorno
Gli amici di Ron, persone semplici anche se colte e istruite, gentili, accoglienti, intelligenti, comprensive, senza pregiudizi, sono il contraltare positivo della società conosciuta da Cary, e sono una delle note di speranza del film. Come a dire che per ogni persona meschina, maligna, ipocrita, stupida, egoista, pettegola e villana, esiste anche un rovescio della medaglia, da qualche parte: persone buone, di spessore intellettivo, che ci vedono come siamo oltre le apparenze, che amano pensare bene del prossimo; che non hanno bisogno del pettegolezzo per conversare, ma che sanno parlare di ogni argomento perché ne hanno lo spirito e l’intelligenza.
Gli amici di Ron non badano al fatto che Cary sia meno giovane, o più ricca, la accolgono felici, con naturalezza e facendo festa, ‘tifando’ sinceramente per i due innamorati.
Per quanto, dall’altra parte, nell’alta società che Cary frequenta, non siano tutti ‘cattivi’ e ostili, e qualche buon diavolo ci sia.
Ma sono i figli di Cary i soggetti più odiosi di tutto il film, quelli imperdonabili, capaci di far davvero danno.
E infatti, i peggiori avversari dell’unione fra i due innamorati sono Ned e Kay, gli ipocriti ingrati ed egoisti figli di Cary, a parole ‘aperti’ e progressisti, in verità bigotti che la ‘ricattano’ accusandola di voler rovinare le loro vite (salvo poi abbandonarla una volta -apparentemente- ottenuto quel che volevano), di volerli ‘sacrificare’ all’amore per Ron, gettando vergogna su loro con questo matrimonio con un uomo così “diverso”, che ha anche un’età così diversa e ‘sconveniente’.
E infatti: è il “diverso” che sconvolge tutti, “l’inusuale”, “l’imprevisto”, come preannunciato dalla citazione nel film del brano di Thoreau.
Ai figli per esempio, starebbe anche bene che la madre si risposi, ma a patto che sia con uno della loro ‘casta’, uno simile al padre, uno come Harvey, già amico del defunto marito di Cary, un vecchio mezzo ipocondriaco che le ha già proposto:
“un matrimonio non romantico né passionale -che certo tu non cerchi, Cary – ma fatto di affettuosa amicizia – che certo è quello che vuoi anche tu, Cary”.
Per niente! Cary invece sogna ben altro… la sua anima giovane non può accettare qualcosa che non sia romantico o appassionato o sentimentale: non appare e non si sente una donna ‘matura’, anche lei è una ‘diversa’.
Diversa anche perché prima di amare Ron aveva già rifiutato anche le avances aggressive di un altro dei ‘pilastri della comunità’, che una sera al Country Club le aveva proposto di diventare la sua amante.
Diversa perché abbastanza ingenua da rimanere sinceramente stupefatta e sconvolta per le assurde insinuazioni e le malignità che alcune persone che la circondano sono capaci di pensare, dire e fare .
Ecco perché l’amore di Cary e Ron è puro, e disperato.
Nessuno dei due è persona da scendere a compromessi: Ron annuncia chiaro che non vuole cambiare vita dopo sposato, non vuole mescolarsi ai ‘probi viri’ solo per compiacere tutti, figli di Cary compresi.
E Cary, anche prima dell’arrivo di Ron nella sua vita, dato che di uomini non sposati adatti a una donna della sua età non ce n’erano in una così piccola città, eccetto Harvey, preferiva stare sola piuttosto che fare un matrimonio di compromesso ‘per compagnia e sicurezza’ o diventare l’amante di uno già sposato.
Non scende nemmeno al ‘compromesso’ di comprarsi una televisione per compagnia, come le consiglia l’amica Sara!
Sono stata sorpresa e divertita dal fatto che nel 1955 negli USA, in un film (questo) la televisione venisse definita “l’ultimo rifugio delle vecchie zitelle”!
E Cary manda al diavolo il venditore, uscendo di casa per recarsi da Ron…
Ma…un giorno, proprio i figli gliene regalano uno, di televisore… gesto che suggella sia la loro presunzione d’aver vinto dividendola da Ron; sia la loro volontà di farne una donna già vecchia e priva di pulsioni e sentimenti, il cui posto è stare sola in casa; e che dà definitivamente all’apparecchio televisivo un valore simbolico che Cary aveva sfuggito fino a quel momento.
Sembra che i figli siano riusciti a imporre a Cary quel che lei aveva sempre rifiutato in cuor suo… l’omologazione, la chiusura in un ruolo che odia ma in cui tutti la vogliono, le definitiva perdita della speranza di liberare finalmente la sua vera anima, tenuta così oppressa e sacrificata per tanti anni.
Ma non è detto… la speranza non è persa, anzi proprio in quel momento Cary Scott riesce a veder chiaro e a ribellarsi…
Come avevo scritto in un altro post, Sirk era un bravo scrutatore dei malesseri sociali della famiglia americana, e lo faceva usando la via del melodramma, risultando, grazie al suo modo di raccontare, facilmente fruibile e grandemente apprezzato da ogni tipo di pubblico (aveva sempre un gran successo!), anche trattando temi di spessore: Sirk è perfettamente realista in tutto, i personaggi così ‘veri’, le psicologie e le situazioni; e al contempo sa pervadere il racconto di grande romanticismo e pathos.
Le scenografie sono stupende e impeccabili, sia in interno che in esterno, gli ambienti sono eleganti e verosimili, i personaggi interpretati benissimo. Gli abiti si fanno notare per la cura dei particolari e la raffinatezza, quand’anche non siano quelli delle ricche signore.
Il luogo del film è una città piccola, dove le reazioni a un evento sociale “strano”, come l’amore fra Cary e Ron, sono più immediate e forse più forti: e senza dubbio a quelle reazioni e alla meschinità, alla cattiveria, alle perfide insinuazioni, all’ostracismo della gente è più difficile sfuggire.
Ma non solo di malesseri sociali si tratta, Sirk è attentissimo agli sviluppi psicologici dei suoi personaggi, a tutti quei tratti di cui ho detto man mano: amore malinconia purezza innocenza disperazione pudicizia ipocrisia ingenuità malignità, sentimenti incontenibili, pulsioni, vizi virtù e paure.
Cary è confusa e piena di paure, almeno all’inizio: paura per i figli e dei figli, paura della maldicenza, paura anche di uscire dall’ambiente sociale privilegiato a cui è abituata. L’amore per Ron, e la forza di carattere di Ron, riescono a vincere tutte queste cose, eccetto la nefasta influenza che i figli hanno su Cary (core de mamma!), salvo quando Cary si accorge da sé che non vale la pena sacrificarsi per loro.
Ma anche Ron, a sorpresa, ha qualche paura: innamorato com’è di Cary, ha paura che lei possa cambiarlo, qualora riuscisse a trascinarlo nel suo mondo per tentare di accontentare i figli (che odiano/temono tutto, del “diverso” Ron, anche il fatto che abiti in montagna in un vecchio mulino che ha ristrutturato da sé, e non nella casa ‘avita’ come loro – ancora non c’era la pubblicità del Mulino Bianco, che ha fatto dei mulini degli immobili di lusso).
La salvezza in tutto ciò, è trovare e rimanere sé stessi con fermezza.
E poi… lascio per ultima la cosa più umana di tutte: che dire della paura e della silente- quasi inconscia- gelosia della matura e bella Cary, nei confronti delle donne giovani che avvicinano quel bel fusto di Ron?
E’ vero che Ron è cotto di lei e non ha occhi che per lei… ma…queste cose nessuna donna innamorata può saperle con sicurezza, almeno fino a un certo momento della storia d’amore.
E dunque, come è umana e realistica questa ansia di Cary, questa sua fragilità e insicurezza, questo ritirarsi nel guscio all’apparire di una donna giovane e pimpante, quando ancora il suo amore con Ron è ‘sospeso’; la consapevolezza un po’ triste di non essere più giovane; il suo pensare, con certezza dettata dal timore, che dopo solo pochi mesi di distacco forzato, lui l’abbia dimenticata e abbia un’altra… Non è esattamente una qualsiasi di noi ?
Quanto mi piace Sirk, realista e romantico.
E questo film rimane sempre bello e sempre vero, mai demodé.
Remake -
- Il regista Fassbinder è stato un grande ammiratore del suo compatriota (Sirk era tedesco di nascita), e a questo film, Secondo Amore, si ispirò per un remake negli anni ’70 (La paura mangia l’anima).
- Il film americano ‘Lontano dal paradiso’ (2002), ambientato negli anni ’50, è appunto un remake, con qualche variante, di ‘Secondo amore’.
Titolo originale: All That Heaven Allows
USA, 1955 ; drammatico
Durata: 89 min
Colore / Sonoro
Regia: Douglas Sirk
Jane Wyman: Cary Scott
Rock Hudson: Ron Kirby
Agnes Moorehead: Sara Warren, l’unica vera amica di Cary
Gloria Talbott: Kay, la figlia di Cary
William Reynolds: Ned, il figlio di Cary
Conrad Nagel: Harvey


La gente che sta intorno a una coppia, o a una possibile coppia, spesso ha una grande importanza, specie se si tratta di familiari e amici: potrebbero aiutare la coppia come anche distruggerla, con i pregiudizi e le intromissioni, e quest’ultima cosa avviene anche troppo spesso nella realtà… Specie se possono far leva su qualche punto debole della coppia (per esempio, in questo film, la differenza d’età e di ceto..), e su qualsiasi “difficoltà”…
Ciao.
Premio Dardos.
http://esulecinefilo.wordpress.com/2010/07/13/premio-dardos/
ciao, bellissima recensione, ho il film in dvd e lo vedrò al più presto…Sirk è un regista che molti non amano…e io sono uno di quelli che ha sempre evitato di completare la visione delle sue opere, perchè le considerava pesanti (a cui aggiungici che le vedevo su Rete 4 e duravano un pomeriggio, con spot della Eminflex inclusi). Oggi sto cominciando a cambiare parere!
Sono perfettamente d’accordo sia su Sirk, che può essere soggetto a pregiudizi e va scoperto con un po’ di pazienza, sia sulle televendite, che la pazienza la fanno scemare!
Benvenuto!
Non ho visto il film… su Sirk sono molto ignorante purtroppo, ma sono molto fortunato ad avere te a colmare queste mie lacune su registi e film fatti bene!
ma quel che mi piace di questo tuo blog è anche la facilità con cui passi da film “leggeri” come quello dell’ultimo post a cose più impegnative come Secondo amore. Che peraltro mi sembra un adattamento pessimo e riduttivo del titolo originale, che è molto più… poetico. Il tipo di poesia che alberga nel cuore di Cary, un po’ naïf e un po’ bambina. Che mandi a phankool i figli (i “mostri”
), le babbione benpensanti e gli incartapecoriti gran signori dell’alta società, e vada a divertirsi con l’uomo che ama e con gli amici privi di pregiudizi!
Anche questo solo dalla tua bella descrizione sembra essere valido, per quanto forse bisognoso di una visione davvero attenta: per captare tutte le sfumature psicologiche dei vari personaggi, che pure mi dici essere splendidamente colte dal regista, ci vuole un po’ di concentrazione. Non è esattamente di facile visione come Babbo Bastardo, insomma
Però tu sai bene che scrivo di film diversissimi perché, oltre al fatto che ho gusti molto vari, in realtà in ogni post io parlo sempre un po’ di me, e questo è imprescindibile: scrivo per esprimere, attraverso il veicolo dei film, di volta in volta un po’ come sono dentro, o qualcosa che penso… è anche per questo che nei post metto spesso le citazioni dai film… hanno il loro senso, la loro ragione d’essere…
Comunque, su Sirk ti devo correggere, o meglio, forse sono io che non ho saputo spiegarmi e me ne dispiaccio: i film di Sirk erano di facile visione e comprensione per tutti. Era considerato il re del melodramma anni ’50, ma come ho scritto, i contenuti sono stati valutati come validi, attuali e importanti soprattutto in tempi più recenti.
All’epoca era senz’altro considerato autore di film di grande presa, per la cura delle ambientazioni, per i cast sempre stellari e per le trame avvincenti e fortemente drammatiche: incassava molto, piaceva moltissimo, era molto vicino al pubblico! Con una definizione odierna si sarebbe definito commerciale…molto più commerciale di un film come Babbo Bastardo!
Devo ammettere che mi piace molto specie per le trame… e il mio preferito è ‘come le foglie al vento’ anche se ce ne sono diversi altri, di bellissimi… per esempio quello di cui parlo nel post ‘La campana del convento‘, che poi è un giallo…
Ah, ma lo so che i film che scegli di commentare qui sono anche e soprattutto un modo di parlare di quello che sei e che pensi! non e’ mica un caso se le tue non sono le solite fredde recensioni che si trovano in tanti altri blog dedicati al cinema, la traccia “personale” e’ inconfondibile.
Per quanto riguarda la “difficolta’” di Sirk, forse mi sono espresso male: non sto dicendo che i suoi film fossero elitari, volutamente pesanti e complicati da seguire. Quello che intendevo e’ che per una visione “distratta” del film, tipo seguirlo mentre e’ in sottofondo ad un’altra attivita’ oppure avendo voglia di “staccare” il cervello dopo una giornata lavorativa, e’ molto piu’ adatto B.B. di Secondo Amore, che richiede un po’ piu’ di attenzione alla vicenda e agli stati d’animo – senza per questo essere comunque uno di quei film per cui se si va in bagno un minuto poi non si capisce piu’ niente per il resto della proiezione